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Caporalato, qualcosa si muove? Il BIO con i braccianti migranti per la legalità Come da tradizione la bella stagione porta alla ribalta delle cronache nazionali il cosiddetto fenomeno del caporalato, ovvero l'intermediazione illecita di manodopera basata sullo sfruttamento dell'attività lavorativa, che riduce in condizioni di schiavitù centinaia di migliaia di lavoratori immigrati in agricoltura e che spesso si accanisce sulle migranti donne per sfruttarle anche sessualmente. Ma in questa calda estate 2011 a fare notizia non sono solo i 550.000 lavoratori stimati per difetto in mano ai caporali, né solamente il ricordo dei drammatici eventi di Rosarno 2010. Questa volta le notizie che arrivano sul fronte del caporalato sono anche positive. Luglio si è aperto infatti con l'arresto di 17 persone nel Tarantino accusate a vario titolo di associazione per delinquere, estorsione aggravata, truffa aggravata a i danni dell'INPS, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ed esercizio non autorizzato di attività di somministrazione di lavoro. Ed è proseguito la con presentazione di un ddl a firma della senatrice PD Colomba Mongiello e firmato da altri 30 senatori appartenenti a tutti gli schieramenti politici, che vuole finalmente introdurre il reato di caporalato nel nostro codice penale. Una legge condivisa e sostenuta dal mondo del BIO, che ha fatto da sempre della lotta al lavoro irregolare uno dei suoi impegni associativi a livello nazionale e che sostiene la legalità con progetti come il marchio Qualità Lavoro per l'emersione del lavoro irregolare. A questo si aggiunge il protocollo firmato recentemente dall'Aiab Puglia e la Flai Cgil regionale per combattere il caporalato e promuovere il biologico. Ma la cosa più straordinaria è avvenuta nelle campagne di Nardò: dal 31 luglio per 5 giorni i braccianti migranti hanno fatto fronte unito e hanno scioperato, disertando i campi per reclamare i loro diritti! Hanno ottenuto l'istituzione di un 'tavolo tecnico' che per la prima volta metterà a confronto diretto lavoratori immigrati stagionali e imprese, alla presenza di sindacati e associazioni di categoria. Chiedono contratti veri, salari dignitosi e rispetto, sia come lavoratori che come esseri umani.
Anche in Italia "la clausola di salvaguardia" contro gli OGM Anche l'Italia ha deciso di attivare la cosiddetta "clausola di salvaguardia" sugli OGM. In linea con una parte consistente di Stati membri, il Ministero delle Politiche Agricole ha sottoposto al Ministero delle Politiche Comunitarie la richiesta di avviare la procedura per l'attivazione della clausola di salvaguardia sul mais OGM MON 810, dando attuazione alla direttiva europea che riconosce agli Stati membri il diritto di decidere se limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio, anche se autorizzati a livello comunitario, per motivi di opportunità ambientale o sanitaria. In attesa di valutare se e in che termini di potranno in futuro invocare ragioni socio-economiche, è questo il margine di manovra che lo Stato italiano sembra opportunamente intenzionato a utilizzare. La situazione spagnola in cui le coltivazioni transgeniche hanno cannibalizzato le coltivazioni biologiche e convenzionali di mais ha evidenziato le lesive ripercussioni dell'un utilizzo degli OGM in agricoltura. Se poi si considera il sistema produttivo agricolo italiano in cui, stando ai dati preliminari del 6° Censimento ISTAT sull'Agricoltura le aziende hanno una media di sette ettari, è chiaro che risulta impercorribile la strada di una convivenza "pacifica" tra coltivazioni transgeniche e coltivazioni biologiche e convenzionale. La scelta italiana, con quella di Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo e Ungheria che hanno già attivato la clausola di salvaguardia, conferma, quindi, un chiaro orientamento europeo volto a intervenire a tutela dei sistemi di coltivazione convenzionali e biologici. È in quest'ottica che il risultato italiano, frutto della mobilitazione della società civile e di associazioni di settore, è da testimoniare dovutamente in Europa: un'occasione a breve è offerta dal Forum Nyéléni sulla sovranità alimentare, che, dal 16 al 21 agosto, vedrà riuniti movimenti e organizzazioni contadine del Vecchio Continente per parlare e riflettere di come sia possibile riorganizzare i sistemi agricoli e alimentari sia a livello europeo che a livello globale.
In arrivo la XII edizione di Biodomenica in tutte le piazze d'Italia
È quasi tutto pronto per la XII edizione di Biodomenica, che si svolgerà il 9 ottobre in tutte le piazze d'Italia. Appuntamento ormai storico, organizzato da AIAB, Coldiretti e Legambiente, dedicato all'incontro tra produttori, cittadini, associazioni e consumatori del mondo biologico. Biodomenica è nata per promuovere il consumo di prodotti sicuri, di qualità e rispettosi dell'ambiente, alla riscoperta delle tipicità del territorio e delle tradizioni italiane. Ma Biodomenica non è solo un mercatino biologico domenicale, è luogo di incontro tra quanti hanno contribuito a rendere l'agricoltura biologica una realtà in crescita, capace di attrarre, ogni anno, nuovi estimatori alla ricerca di scelte eque e di consumi maggiormente "critici"; alla manifestazione partecipano associazioni ambientaliste e di volontariato, produttori, consumatori, aziende agrituristiche, enti parco e quanti desiderano, semplicemente, saperne di più. Quest'anno verranno messi a fuoco e declinati attraverso diverse forme di espressione i "Valori del Bio", con particolare riferimento al valore sociale, economico e ambientale. Anche la XII edizione di Biodomenica sarà un appuntamento ricco di iniziative, incontri, dibattiti, mostre, convegni, workshop e degustazioni in oltre 100 piazze del Paese. Di anno in anno la filosofia del biologico oltrepassa il confine della sola pratica agricola, da cui vede la sua origine, divenendo sempre più uno stile di vita, e anche per la Biodomenica 2011 si incontreranno i protagonisti di questa 'filosofia': i produttori e i cittadini consumatori del bio. Biodomenica è l'occasione per tutti d'incontrare il mondo bio, ed essere protagonisti di un mondo migliore.
Contro gli sprechi alimentari l'UE investa in agricoltura sostenibile e di piccola scala
Contro lo spreco alimentare, lo scorso 11 luglio, è stata presentata una relazione alla Commissione Agricoltura dell'Europarlamento su iniziativa dell'eurodeputato Salvatore Caronna (S&D). Oltre a fare un quadro del problema, la relazione sollecita la Commissione a valutare "strategie e misure concrete finalizzate a dimezzare lo spreco alimentare lungo tutta la catena di approvvigionamento entro il 2025, a migliorare l'efficienza della filiera nonché a sensibilizzare l'opinione pubblica su un tema ancora per molti aspetti ignorato". Ogni anno in Europa una crescente quantità di cibo sano e commestibile si perde soprattutto nelle ultime fasi, nella distribuzione e nel consumo, della catena agroalimentare diventando rifiuto in assenza di un'alternativa. Si calcola che dal 1974 ad oggi tale spreco è aumentato del 50 per cento determinando una filiera parallela a quella produttiva/distribuzione. La stessa Commissione ha pubblicato uno studio sulla produzione annuale di rifiuti alimentari nei 27 Stati membri che ammonta a circa 89 milioni tonnellate, ossia 179 chili pro capite, senza tuttavia soffermarsi sugli sprechi agricoli a livello di produzione. E senza soffermarsi sull'impatto ambientale necessario a produrre tali sprechi (ben 170 milioni di tonnellate di CO2 all'anno). Uno schiaffo alla dignità umana, considerando che nell'Unione Europea vivono ancora 79 milioni di persone al di sotto del livello di povertà, vale a dire che oltre il 15% dei cittadini, e di questi solo 16 milioni ricevono aiuti alimentari. Per non parlare delle cifre allarmanti divulgate dalla FAO, secondo le quali oggi nel mondo ci sono 925 milioni di persone che soffrono la fame. Uno scenario drammatico che rende evidente quanto il mondo sia lontano dal raggiungimento degli Obiettivi del Millennio (che prevedono, tra l'altro, di dimezzare povertà e fame entro il 2015). Nonostante la situazione sia tanto grave, sottolinea l a relazione, non si guarda "all'agricoltura per le sue caratteristiche può svolgere un ruolo fondamentale e all'avanguardia nella lotta contro lo spreco alimentare". L'invito alla Commissione è quello di determinare misure concrete e urgenti che incentivino investimenti nell'ambito della ricerca, della tecnologia, dell'istruzione, della divulgazione e dell'innovazione in agricoltura. Alla Commissione Agricoltura si chiede anche di "incentivare la produzione sostenibile su piccola e media scala" il cui riconoscimento è ormai consolidato sotto il profilo dei benefici ambientali ed economici. Inoltre La vendita diretta e in filiera corta, infine, stimola i consumatori ad adottare comportamenti più responsabili e consapevoli che riducono lo spreco.
Emergenza umanitaria nel Corno d'Africa, ma in Etiopia si coltiva per produrre agro-carburanti anziché cibo
L'emergenza umanitaria nel Corno d'Africa va avanti e la comunità internazionale si riunisce per elaborare un piano strategico per la risoluzione dell'emergenza a breve e lungo termine. Ma come denuncia l'ONG Survival International, i problema è aggravato, almeno in Etiopia, dalla vendita di terre coltivabili a multinazionali occidentali che le usano per produrre agro-carburanti. Nella valle dell'Omo, una delle regioni più fertili dell'Etiopia, il governo ha ceduto oltre 250.000 ettari, fondamentali per l'approvvigionamento di acqua di più di 200.000 persone, ad aziende che coltivano la canna da zucchero e la palma da olio. Com' è noto questa tipologia di coltivazione risponde alla domanda dei Paesi sviluppati di carburante per le auto "verdi". Aziende occidentali, fra cui anche l'italiana Fri-el Green Power, occupano migliaia di ettari. Per porre un argine a tale fenomeno, Survival International ha lanciato una petizione per mobilitare l'opinione pubblica contro questa politica e contro la realizzazione di progetti dannosi per le popolazioni locali, che subiscono solamente le decisioni dei governi. Ad aggravare ulteriormente la situazione potrebbe presto arrivare anche un progetto di diga idroelettrica sull'Omo. Cambiare il corso delle acque che permettono agli autoctoni di praticare le loro attività tradizionali di sussistenza, potrebbe infatti innescare uno spostamento di massa verso zone più abitabili, ripetendo l'ennesima crisi umanitaria.
Piacere, Bio! Gli opuscoli del mangiar bio in Lombardia
Il biologico si presenta in una collana di libretti dedicati al consumatore, intitolata Piacere, Bio! a cura di AIAB Lombardia. Si tratta di sei pubblicazioni chiare e semplici sugli alimenti di consumo quotidiano, quali gli ortaggi, carne, salumi, latte, formaggi, miele, uova, ed altro rivolto ai cittadini al fine di avvicinarli ai prodotti biologici per una più corretta e genuina alimentazione. I sei libri propongono percorsi guidati nelle varie fasi di produzione dei prodotti, consigli per fare un giusto acquisto, per riconoscere la qualità dei prodotti e imparare a conoscere i buoni alimenti della terra e i valori nutrizionali di ciò che consumiamo ogni giorno. Non mancano, inoltre, suggerimenti per la corretta conservazione dei prodotti e del loro utilizzo. Dopo la breve lettura degli opuscoli, scritti da esperti del settore, il consumatore si riscopre più attento alle piccole cose che rendono più genuina e gustosa la nostra tavola. Per ogni informazione aiab.lombardia@aiab.it
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