Barona Bio

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IL MERCATINO E' APERTO !!!


ci si vede: SABATO 4 FEBBRAIO h.10.30

 

ordini del RISO e del GRANA CHIUSI


ATTENZIONE: senza almeno 4 turnisti (h 9.30), niente mercatino !!!!

NUOVA PROCEDURA SEMPLIFICATA (E INTUITIVA!!!) PER LA REGISTRAZIONE

coccinelle che predano afidi parma Slide65 asparago cesena patate appena scavate germania Slide40 ma che lavata!!! i turnisti all'opera Slide67 38 il cerchio di chiusura 1 si scarica
PASTA, FARINA E SALSE

Scritto da pasta, 30-01-2012 00:00

È aperto l'ordine di PASTA, SALSE e FARINE!

Potete fare il vostro ordine

(separatamente dagli altri!) entro il 17/2.

Raccoglieremo i soldi in occasione dei prossimi mercatini.

Simone & Evi

 

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la frode "BIO" in Italia

Scritto da Roberto Corioni, 09-12-2011 16:57

09.12.2011

I fatti sono avvenuti, a quanto risulta dalle contestazioni, dal 2007 alla prima metà del 2010.

Sunny land (la cui attività di commercializzazione è attualmente certificata da ABCERT, filiale dell'omonimo organismo di controllo tedesco, mentre l'attività d'importazione è certificata da Ecogruppo Italia) stoccava e distribuiva orzo, mais, grano duro, favino, lino, miglio, avena, medica, pisello proteico, colza, grano tenero, sorgo, soia, spelta e girasole.

Niente ortofrutta, nonostante la stampa ne abbia parlato: le società coinvolte non risultano iscritte alla Banca nazionale dati operatori ortofrutticoli gestita da Agecontrol e senza tale iscrizione non è materialmente possibile la commercializzazione di tali prodotti.

L'azienda sosteneva di aver istituito un sistema di tracciabilità "Organic Agricultural Food System" che coinvolgeva 4.000 ettari in nord Italia, 4.000 nel centro Italia, 16.000 in Romania e 9.300 in Moldova e vantava un sofisticato sistema di tracciabilità e rintracciabilità.

L'inchiesta ha fatto emergere l'ipotesi che importasse prodotto convenzionale dalla Romania, con certificati di QC&I International Romania (società collegata con l'organismo tedesco di certificazione QC&I) da questa disconosciuti.

In Italia i certificati originali venivano verificati chiedendo all'emittente conferma della validità; emerge dalla documentazione che, non avendola ottenuta, non veniva rilasciato il certificato, con declassamento del prodotto a convenzionale; le partite che derivavano dalla suddivisione della partita importata sarebbero comunque state commercializzate grazie a certificati falsificati.

L'impianto accusatorio si fonda su tali ipotesi:

1 - In Italia, il dirigente locale infedele di un organismo di controllo avrebbe costruito a tavolino i Piani di produzione di svariate aziende, inserendo così nel circuito biologico quantità "potenziali" di prodotto che non era neppure stato seminato o che era stato prodotto in misura inferiore.

2 - Sunny Land (che peraltro stipulava anche contratti di acquisto con aziende effettivamente biologiche, con le quali intratteneva normali rapporti commerciali) dal 2007 avrebbe integrato queste produzioni regolari con importazioni illegali, facendo poi figurare che l'acquisto si riferisse alle partite di prodotto neppure seminate o prodotto in misura inferiore scaturite dalla falsificazione descritta al punto precedente. La maggior parte del prodotto commercializzato sarebbe così derivata da agricoltura convenzionale (prevalentemente estera) e sarebbe quindi stata scortata da certificati falsi o falsificati; società «cartiere» avrebbero emesso false fatture a copertura. Tali «cartiere», in molti casi, avrebbero notificato e sarebbero recesse  dal sistema di controllo in tempi brevissimi, al fine di non rientrare negli elenchi che gli organismi devono trasmettere alle Regioni entro il 31 dicembre di ogni anno, evitando così l'ulteriore controllo che viene effettuato dall'organismo di controllo in sede centrale.

3 - Un ispettore infedele dello stesso organismo di controllo avrebbe attestato nei verbali di visita ispettiva coltivazioni inesistenti o per superfici maggiori, aggiustando i Piani di produzione aziendale o facendo figurare come effettuate (o effettuando lui stesso apocrifamente) delle notifiche di variazione: diverse aziende di produzione avrebbero disconosciuto le "loro" notifiche di variazioni esibite loro dalla Guardia di Finanza.

4 - Per rendere più complessa la tracciabilità, l'azienda avrebbe "venduto" (in realtà avrebbe soltanto emesso fatture) ad altre aziende complici (anch'esse caratterizzate da un frequente cambio di organismo di controllo): la stessa partita, pur senza muoversi dai silos, era oggetto di ripetute cessioni inter-gruppo per confondere le acque. Gli organismi di controllo delle aziende acquirenti, visto il certificato originale di QC&I International Romania -da questa disconosciuto- e quello italiano che lo confermava -falso-, emettevano un proprio certificato e così via.

È il motivo per cui la Guarda di finanza parla di centinaia di migliaia di tonnellate e di centinaia di milioni di euro: se la stessa partita viene "venduta" all'interno del gruppo 15 volte, la Guardia di Finanza la conteggia 15 volte (in quanto 15 sono le fatture false, e tanto per lei vale).

Parte del raggiro sarebbero anche 2 aziende svizzere amministrate da italiani; a quanto apprendiamo, il prodotto sarebbe stato in parte prevalente commercializzato all'estero: non a caso i PM sono voltati all'Aja, all'Eurojust (l'organo che promuove il coordinamento di indagini e procedimenti giudiziari fra gli Stati membri contro le forme gravi di criminalità organizzata e transfrontaliera) e già alla prima fase dell'indagine la Guardia di Finanza ha collaborato con l'Europol.

È stato disposto il sequestro preventivo di 2.500 tonnellate di prodotto (che al momento si sospetta non biologico, ma del quale si esclude la nocività: alla peggio, si tratta di prodotto convenzionale; saranno gli sviluppi del procedimento a confermare o meno la conformità del prodotto al metodo biologico); sono stati sequestrati documenti e personal computer.

L'indagine è partita da controlli nell'azienda di Caterina Galbiero, il cui volume d'affari era passato da circa 1,5 milioni l'anno a quasi 60 nel volgere di un paio d'anni (al momento non è però noto quanta parte del fatturato sia dovuta a cessioni fittizie "intergruppo").

L'organismo di controllo ha sollevato dall'incarico il proprio dirigente locale già a luglio 2010, non appena dalle verifiche interne avviate in autocontrollo sono emersi comportamenti irregolari e a settembre 2010 ha rotto il contratto con lui e con il tecnico esterno complice, segnalandoli alla magistratura, che così ha avuto modo di integrare all'ipotesi di reato della frode fiscale quella della frode in commercio. Da allora sono partite azioni correttive e procedure di autocontrollo più stringenti in tutti gli organismi di controllo.

Le prime perquisizioni e i primi sequestri di documenti risalgono a luglio 2010.

Tutti gli organismi di controllo hanno avviato subito la collaborazione con la Guardia di Finanza, supportandola con la fornitura di documenti e dati.

Gli organismi di controllo parte lesa nella frode e FederBio hanno annunciato che si costituiranno parte civile nel processo.

I tentativi di frode sono scoperti dagli organismi di controllo e dalle autorità pubbliche e sono puniti con rigore della legge, in quanto danneggiano non soltanto gli acquirenti, ma portano discredito su un intero settore.

Nessun comparto dell'agro-alimentare ha controlli più stretti di quello biologico, ma nemmeno il miglior sistema di controllo può impedire attività criminali.

Può funzionare da deterrente e, come in questo caso, scoprire o aiutare a scoprire più facilmente la frode per mettere i criminali in condizioni di non nuocere.

Gli indagati sono

1)    Caterina Albiero, 47 anni, imprese Bioagri sas  e La Spiga srl

2)    Andrea Grassi, Società agricola Fattoria della Speranza e broker

3)    Angela Nazaria Siena, Bioecoitalia srl, Terrasana sas, Centro cereali srl, Agridea SA (Svizzera), Life Group Holding sa (Svizzera), Agripoint società agricola srl

4)    Luigi Marinucci, Sunny Land Spa e Società Agricola Marinucci;

5)    Davide Scapini, Sunny Land e Terre del sole.


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rwanda e dintorni

Scritto da Roberto Corioni, 08-06-2011 10:42

Ciao a tutti,
non so se posso usare Baronabio anche per questo...
l'associazione con cui collaboro (Umudufu, www.umudufu.org) organizza sabato 11 giugno un evento di raccolta fondi per il Rwanda.
E' un concerto con la band "Limelight" e sarà a Zona Colore, in via Moncucco 29 (MM2 Famagosta). L'ingresso è a offerta libera e l'intero ricavato sarà destinato ai nostri progetti in Rwanda. L'evento comincerà alle 20.30
Visto che anche altre volte sono stati segnalati eventi...magari si può fare anche stavolta? :-)
Grazie!
Francesca


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parco delle risaie

Scritto da Roberto Corioni, 10-02-2011 07:27

Parco Agricolo Sud Milano. Il progetto "Parco delle Risaie" ha vinto il Premio Mediterraneo del Paesaggio

L'associazione "PARCO DELLE RISAIE" è stata costituita nell'ottobre 2008, con lo scopo di realizzare un Parco Rurale Urbano nell'area sud-ovest del Comune di Milano ed in parte nei comuni di Assago e Buccinasco al fine di conservare la funzione produttiva agricola presente e promuovere attività divalorizzazione della natura, dell'ambiente e del territorio.Il progetto, realizzato dall'Arch. Maddalena Gioia Gibelli in collaborazione dell'arch. Silvia Beretta, è localizzato all'interno del Parco agricolo sud Milano, collocato tra il Naviglio grande ed il quartiere Barona di Milano a nord, il Naviglio Pavese e lo scolmatore Olona a est, e i comuni di Buccinasco e di Assago a ovest, tagliato dall'Autostrada A7. Una zona agricola alla periferia di Milano in cui ancora è possibile toccare con mano la tradizione, la fatica e la limpidezza del mondo contadino legato alla coltivazione del riso, che nel sud-ovest milanese e in tutta la Lombardia ha radici molto forti ed antiche. Internamente all'area sono presenti 5 aziende agricole attive, che producono prevalentemente riso. Sono inoltre presenti alcune attività diverse che occupano aree limitate, ma scarsamente compatibili con l'agricoltura, quali impianti di frantumazione di inerti e depositi di materiali. 
L'area attualmente costituisce una risorsa paesistico ambientale, oltre che produttiva agricola, unica nel suo genere per estensione e localizzazione. Essa riveste grandissima importanza per la vivibilità e per la salute dei cittadini di una città in continua densificazione quale è Milano, nonché per i comuni limitrofi.

Nella realtà milanese e del suo immediato hinterland, il Parco delle Risaie si pone come naturale risposta ai bisogni della realtà urbana di Milano, potendo fornire una quantità notevolissima di servizi ambientali, ulturali e ricreativi ai cittadini. Inoltre si candida per presentare nel 2015 ai visitatori Expo, una realtà di assoluta integrazione del mondo agricolo con la realtà urbana. 
Dopo la sua presentazione il "Parco delle Risaie" ha vinto il Premio Mediterraneo del Paesaggio, per aver favorito lo sviluppo di una maggiore e più consapevole sensibilità dei cittadini verso le aree verdi, soprattutto nelle zone molto urbanizzate. 
Si tratta di un'iniziativa transnazionale che coinvolge Regioni italiane, spagnole, francesi, portoghesi e greche. 
"Questo riconoscimento - ha detto l'assessore ai Sistemi verdi e Paesaggio della Regione Lombardia, Alessandro Colucci - dimostra l'importanza dell'agricoltura e del lavoro dell'uomo per la tutela e salvaguardia delle aree protette superando, anche dal punto di vista culturale, l'idea che un'area protetta sia contro l'agricoltura. E' vero invece il contrario: l'agricoltura difende il territorio e un territorio tutelato difende l'attività agricola". 
Il progetto "Parco delle Risaie" riguarda una porzione di circa 650 ettari del Parco agricolo sud Milano compresa tra i Navigli 
Grande e Pavese e l'autostrada A7 e prevede la realizzazione di un parco rurale urbano con l'obiettivo di valorizzare la funzione produttiva agricola (in particolare la coltivazione del riso) con percorsi che diano impulso alla cultura, all'accoglienza e al turismo oltre che al rilancio e al rafforzamento dell'identità del territorio. 
"L'aggiudicazione del premio - ha concluso Colucci - consentirà di dare ulteriore slancio al lavoro svolto finora e che ha già permesso di stendere una bozza di protocollo d'intesa tra Regione Lombardia, Parco sud Milano, Comuni di Milano, Assago e Buccinasco e gli agricoltori dell'area". Il progetto sarà pubblicato del catalogo delle "Buone pratiche per il paesaggio" che verrà realizzato dalla Regione Murcia, la comunità autonoma della Spagna sud orientale.

per info: www.mi-lorenteggio.com/news/11008
.

 


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Cosa cambiereste di questo sito?

Scritto da Vittorio Galeone, 24-11-2010 19:00

Dato che lo faccio anche per lavoro, mi sono offerto di "revisionare" il nostro sito puntando a tre obiettivi:

  • riorganizzare la navigazione in modo più chiaro soprattutto per i visitatori e i nuovi iscritti, per esempio separando il più possibile gli argomenti di interesse pubblico (es: "Chi siamo") da quelli rivolti ai membri del gruppo (es: "Turni") e aggiungendo una mappa del sito (che potete già vedere nei menu in alto, visibile per ora solo agli iscritti), dalla quale vedere a colpo d'occhio (e anche accedere direttamente) le sezioni principali del sito
  • riorganizzare in parte la disposizione degli argomenti riservati agli iscritti, in modo che sia più semplice seguire le iniziative dei vari referenti (che aumentano nel tempo) e trovare gli articoli in base al tipo di argomento
  • aggiungere per gli iscritti nuovi strumenti di condivisione e discussione (per esempio un Forum), anche su argomenti non strettamente legati all'acquisto di prodotti alimentari biologici (es: "la Bacheca")

 

Vorrei rassicurare chi dovesse temere cambiamenti epocali: nessuna variazione sulla procedura di ordine e acquisto dei prodotti del mercatino, solo un tentativo di migliorare quello che c'è già e di aggiungere quello di cui si sente il bisogno.

Proprio per questo vi chiedo di contribuire con l'esperienza che avete accumulato usando il sito finora: commentate questo articolo con suggerimenti e richieste e, se avete tempo e voglia, fatemi sapere la vostra disponibilità a integrare i contenuti del sito.

Per esempio per la sezione "Aiuto" (menu in alto) servirebbe un elenco di brevi domande e risposte (del tipo "come faccio a ..."), ma ho l'impressione che anche per la sezione "Ricette" ci sono parecchi consigli utili da condividere (personalmente in questo periodo mi sto cimentando col pane fatto in casa, a mano o con apposita macchina).

Invece per la presentazione fatta alla festa (la trovate scaricabile in un recente articolo di Roberto e anche qui) sarebbe utile separare le slide per argomenti distinti in modo da ottenere almeno tre presentazioni più brevi e più specifiche (una di presentazione del GAS BaronaBio, una su numeri e mercato del biologico, una sugli aspetti nutrizionali ed eventualmente ambientali).

Che commenti o lamentele avete sentito da amici e parenti che hanno visitato il sito senza essere iscritti?

Vi ricordate quali difficoltà avete avuto muovendo i primi passi nel sito appena iscritti?

Qual è il sogno proibito dei referenti quando lanciano sul sito una nuova iniziativa? Quali domande si sentono fare più spesso dagli iscritti e quali dai potenziali nuovi fornitori?

Quali tra gli argomenti che avete discusso il sabato mattina o alle feste del gruppo vorreste poter condividere sul sito (vietati calcio e barzellette spinte)?

Vittorio

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living planet report

Scritto da Roberto Corioni, 14-10-2010 06:48

LA NATURA NON FA CREDITO


Il WWF lancia l'allarme con un rapporto sullo stato di salute del nostro pianeta. A meno di una settimana dall'inizio della Conferenza sulla biodiversità di Nagoya, è partita la campagna di sensibilizzazione delle associazioni ambientaliste.

Stiamo bruciando più risorse di quelle che la Terra ci può fornire. Così il nostro pianeta rischia di ammalarsi ed esaurirsi. È questa la tesi del Living Planet Report che verrà presentato domani dal WWF.

 

Ma le brutte notizie, se possibile, non finiscono qui. Infatti, se non correggiamo la rotta e non riduciamo lo sfruttamento delle risorse presenti sul globo, il bilancio si aggraverà ulteriormente. Nel 2030 avremo bisogno delle risorse di due mondi! Attualmente stiamo rubando le risorse che la Terra non ci può fornire: dalle falde acquifere che non si rigenerano, bruciando foreste che si trasformano in deserto e pescando più pesci di quelli che potremmo.

 

Il rapporto biennale del WWF, scritto in collaborazione con la Zoological Society di Londra e il Global Footprint Network, è stato lanciato in diretta via webcast mondiale dall'Università Luiss di Roma e ha dato la possibilità a tutti coloro che si sono collegati sul sito dell'associazione di interagire e porre domande agli esperti del WWF tramite Twitter.

 

La speranza, ora, è quella che il documento riesca a sensibilizzare delegati che da qui a una settimana si incontreranno a Nagoya, in Giappone, in occasione della Conferenza sulla biodiversità delle Nazioni Unite che dovrà stabilire le nuove linee guida da seguire per fermare la perdita della biodiversità. Sovrappopolazione, sprechi e mancanza di rispetto verso la natura e le sue risorse saranno i principali argomenti di discussione.

 

LIVING PLANET REPORT 2010

 

I consumi insostenibili dei Paesi più ricchi dipendono largamente dallo sfruttamento delle risorse dei Paesi più poveri,

Per la prima volta il Living Planet Report 2010 ha incrociato i trend delle specie e dell'impronta ecologica con i redditi dei singoli Paesi, mostrando come i Paesi a più alto reddito hanno un'impronta ecologica pari a circa 5 volte quella dei Paesi a basso reddito, che subiscono invece la maggiore perdita di biodiversità.

Una maggiore impronta ecologica e un alto livello di consumi non corrispondono necessariamente a un più alto livello di sviluppo.

Il Perù, per esempio, ha un'impronta ecologica pro-capite di 1,5 ettari globali, in linea quindi con la capacità del pianeta, e un Indice di sviluppo umano di 0,86 che rientra nei parametri di aspettativa di vita, reddito e livello di educazione stabiliti dall'ONU. L'Indice dello Sviluppo umano può quindi essere alto anche in Paesi con un'impronta ecologica moderata.

La perdita di biodiversità

Se l'Indice delle specie registra un certo miglioramento nella zona temperata (+ 29%) rispetto al 1970, per i migliori sforzi nella conservazione e nel controllo dell'inquinamento e perché deforestazione e cambiamenti di uso del suolo qui sono avvenuti soprattutto prima del 1950, ai tropici si registra un declino del 60% e fino al 70% per le specie di acqua dolce, il tasso più alto tra tutte le specie terrestri e marine considerate.

Ma nella complessa rete delle connessioni ecologiche la perdita di biodiversità è sintomo e sinonimo del cattivo stato di salute degli ecosistemi e implica un peggioramento dei servizi eco-sistemici che sono alla base della nostra vita e del nostro benessere: la fornitura di cibo, materie prime e medicine, la regolazione del clima, la depurazione di acqua e aria, la rigenerazione del suolo, l'impollinazione delle piante, la protezione da inondazioni e malattie. Basti pensare che circa il 75% delle 100 principali colture a livello mondiale fa affidamento sugli impollinatori naturali, che oltre metà degli attuali composti medici di sintesi provengono da precursori naturali, e che gli ecosistemi terrestri riescono a immagazzinare ben 2.000 miliardi di tonnellate di carbonio, dando un contributo preziosissimo anche alla lotta al cambiamento climatico.

L'impronta ecologica dell'uomo, ovvero la domanda di risorse naturali necessarie per le nostre attività, è in costante aumento e va ben oltre la capacità del pianeta di rigenerare le proprie risorse.

Dal 1966 l'impronta ecologica globale è raddoppiata, l'impronta di carbonio è aumentata addirittura di 11 volte, rappresentando oggi oltre la metà dell'impronta ecologica globale, l'impronta idrica è in costante aumento e considerando l'acqua "virtuale" contenuta nei prodotti commercializzati internazionalmente, ha impatti e ricadute su fiumi e falde acquifere di tutto il mondo (un abitante del Regno Unito, per esempio, consuma 150 litri di acqua al giorno, ma il consumo nel Paese di prodotti esteri porta questo valore fino a 4.645 litri di risorse idriche mondiali al giorno). 

Considerando le aree necessarie a fornire le risorse che utilizziamo, la superficie occupata dalle infrastrutture e quella necessaria ad assorbire i rifiuti che produciamo, comprese le emissioni di CO2, basterebbe che ogni abitante del pianeta si "accontentasse" di 1,8 ettari globali per vivere entro i limiti della capacità del pianeta senza compromettere le generazioni future. E invece la stragrande maggioranza dei Paesi, in particolare le nazioni più ricche, superano di gran lunga questa misura arrivando a picchi di oltre 10 ettari globali pro capite. 

Complessivamente, i 31 Paesi dell'OCSE, che includono le economie più ricche del mondo, sono responsabili di circa il 40% dell'impronta globale. L'unico tra i Paesi europei a rientrare nei limiti del pianeta è la Repubblica Moldava, mentre a chiudere la classifica con impronte da "cenerentola" sono Bangladesh, Afghanistan e Timor-Est. Considerando che nel 2050 la popolazione globale supererà con ogni probabilità i 9 miliardi, rientrare nei limiti del pianeta e investire nel capitale naturale è una scelta quanto mai urgente. 

Come fare? 
Il WWF ha elaborato un decalogo per il futuro sostenibile e la green-economy in cui ognuno ha un suo ruolo, a partire dall'elaborazione di nuovi indicatori di sviluppo all'aumento delle aree protette e della capacità produttiva del pianeta, dagli accordi internazionali per la distribuzione equa delle risorse, fino alle scelte individuali nella dieta e nei consumi di energia.

Su: http://www.wwf.it/client/render.aspx?content=0&root=6241 la possibilità di scaricare in PDF il rapporto completo (55 pag).

 


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dati Ismea sul bio

Scritto da Roberto Corioni, 13-09-2010 11:41

Nella presentazione qui sotto trovate i dati di ISMEA appena presentati al Sana di Bologna. Raccontano un po' lo stato del bio in Italia ed Europa, con alcune belle sorprese. Ricordatevi di fare il log-in prima di cliccare sul collegamento, ALTRIMENTI NON SI APRE NULLA!)

ISMEA dati 2010

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